Nel 2005, durante il corso di Psicologia Sociale, ho incontrato per la prima volta la teoria del flusso di coscienza (flow of consciousness), elaborata da Mihaly Csikszentmihaly presso l’Università di Chicago, che mette in evidenza il rapporto tra vita passata dell’individuo, motivazione, cognizione, emozioni ottimali e sviluppo della cultura materiale e delle idee.

Pensate a quelle situazioni in cui siete completamente immersi in un’attività che vi coinvolge e totalizza: al cinema, mentre guardate un film che vi appassiona, vi isolate e dimenticate tutti i vostri problemi; quando ascoltate, rapiti, la musica che amate oppure la componete o la suonate; quando siete completamente assorti in una camminata in montagna o quando state così bene con una persona che tutto passa in secondo piano e siete totalmente dediti alla relazione. Per alcuni possono essere momenti di sport, di lettura, di preghiera, di meditazione, di lavori manuali. Per altri momenti di lavoro o di particolari fasi del proprio lavoro, che sia il fabbro, la sarta, la scienziata, l’astronauta, la criminologa, lo psicoterapeuta, l’artista o il neurochirurgo.

Ciò che accomuna tutte queste situazioni è che in esse si percepisce uno stato di assoluto equilibrio e armonia.

Csikzentmihaly descrive il flusso così: “Essere completamente coinvolti in un’attività fine a se stessa; l’ego svanisce; il tempo vola. Ogni azione, movimento o pensiero si susseguono inevitabilmente, come quando si suona il jazz. L’intero tuo essere è coinvolto e sei in grado di utilizzare le tue capacità al massimo livello”.

“Il flusso di coscienza, denominato anche esperienza ottimale, è uno stato specifico di coscienza che si manifesta quando cognizione, emotività e motivazione funzionano in maniera interagente e integrata, rispondendo sia alle richieste provenienti dal mondo esterno sia a quelle del mondo interno.

La qualità dell’esperienza che ognuno di noi vive è allora in stretta relazione sia con lo sviluppo del proprio sé sia con la cultura del gruppo cui appartiene.

Nel flusso di coscienza tutta l’energia psichica viene investita nell’esperienza in atto e il soggetto sperimenta senzazioni di autodeterminazione e competenza.

Perché ciò avvenga, deve essere presente una serie di condizioni:

  • Scopi chiari
  • Feedback immediato
  • Equilibrio tra sfide e capacità
  • Concentrazione sulla situazione
  • Assenza di auto-osservazione
  • Presenza di motivazione intrinseca
  • Immersione tra azione e consapevolezza
  • Senso di controllo automatico
  • Sensazione del tempo alterata
  • Stato affettivo positivo
  • Assenza di noia
  • Assenza di ansia

Tutti questi elementi e processi devono essere attivi contemporaneamente e senza conflitto tra di loro. Il termine flusso sottilinea la spontaneità e l’apparente assenza di sforzo caratteristiche di questi stati, che sono però il risultato della combinazione tra livelli alti di sfida e di abilità adeguate al compito in questione.

Quando siamo di fronte ad esperienze di flusso, riscontriamo sempre una sensazione di attivazione e di integrazione con il mondo esterno e con gli altri: lo sforzo, la fatica e l’impegno richiesti dalla situazione sembrano quindi sfociare in una sensazione di benessere”.  (Inghilleri, 2003)

Riuscite a riconoscere i vostri momenti di esperienza ottimale nella vita quotidiana? E nel lavoro?

Questa domanda mi è stata posta pochi giorni fa e non ho avuto dubbi sulla risposta: io sono nel flusso quando sono in aula come formatrice, quando conduco una sessione di coaching e quando scrivo un nuovo progetto di formazione o creo contenuti per le mie pagine social.

Sono completamente assorbita da ciò che sto facendo e dimentico tutto il resto. Perdo letteralmente la cognizione del tempo. Riesco perfino a non guardare il cellulare, che di questi tempi è già molto.

A ben pensarci, ho un gran privilegio: faccio il lavoro che vorrei fare, se non lo facessi già!