Ho letto che secondo le scritture zen esistono quattro tipi di cavallo.

Il primo è il migliore. Obbedisce alla volontà del cavaliere prima ancora di vedere l’ombra della frusta. Il secondo reagisce non appena sente la sua voce o vede l’ombra della frusta. Il terzo si mette a correre quando avverte il dolore della frusta sulla pelle. Il quarto si muove solo quando il dolore gli penetra fin nel midollo delle ossa.

Quando si tratta di passare all’azione, tu che tipo di cavallo sei?

È realistico ipotizzare che siamo cavalli diversi in situazioni diverse. Eppure, la maggior parte di noi,  vorrebbe essere il cavallo migliore in qualunque circostanza. Non solo vogliamo compiere l’azione giusta al momento giusto, ma vogliamo anche eseguirla in modo consapevole, riconoscente, efficace e senza distrazioni.

Come fare se, nonostante le buone intenzioni e i buoni propositi, passare all’azione diventa difficile e il dolore sembra essere l’unico stimolo che sprona a muoversi? Cosa fare quando la nostra tentata soluzione ridondante, come la definiamo noi coach strategici, è rimandare l’azione o la decisione, procrastinare all’infinito, fino a quando il dolore diventa insopportabile?

Quante volte cerchiamo di sfuggire da qualcosa che dobbiamo fare e che magari non ci piace, perché la riteniamo troppo difficile? Il paradosso è che scopriamo se siamo in grado  o meno di fare quel qualcosa, solo dopo averlo fatto, non prima. L’unico modo per saperlo è affrontare la sfida.

Abbiamo quasi sempre tutte le risorse interiori per farcela, quello che spesso ci manca sono le strategie e gli strumenti. Alcuni li cercano nei libri, che rappresentano senza dubbio un ottimo sostegno alla conoscenza di sé, degli altri e del mondo. I manuali che ci dicono cosa dovremmo fare abbondano sugli scaffali delle librerie reali e virtuali, ma come ben sappiamo, per esperienza diretta, leggere e conoscere sono condizioni necessarie ma non sufficienti.

Per fare il saltus serve quasi sempre un aiuto esterno, qualcuno che da fuori ci indichi la via.

Un percorso di coaching, che in genere è abbastanza breve e molto mirato sull’obiettivo desiderato, può costituire un valido supporto per sbloccarci e farci passare all’azione.

Anche perché “l’azione – ci ricorda Joan Baez – è l’antidoto alla disperazione”.

Se ti riconosci in questo racconto e vuoi #fareilcambiamento, scrivi a coaching@aula41.com