Immagino che avrete notato la tendenza sempre più diffusa in Italia a innescare catene di indebitamento che portano alla miseria collettiva. È un processo continuo, che sembra autoalimentarsi: singoli professionisti o imprese che fanno da banca ai propri clienti (solitamente imprese più grandi), che a loro volta fanno da banca ai loro clienti (altre imprese spesso più grandi, quando non addirittura multinazionali). Un circolo vizioso che crea solo povertà. Si finisce paradossalmente per essere indebitati dai crediti come dico sempre ai miei Clienti.

Senza flussi di cassa non si può fare (bene!) impresa.

Lo spiega chiaramente un testo d Ivan Fogliata e Michele Giorni,  uscito lo scorso ottobre: “Il fatturato è un’opinione. La cassa è un fatto” (Mind Edizioni, 2016).

Il cash flow operativo (la liquidità per intenderci) è diventato l’indice principe della salute di un’impresa. L’affidabilità della cassa, le disponibilità effettivamente presenti, ovvero spendibili, sono la vera garanzia di benessere economico e di possibilità di investimento.

Come si ottiene il cash flow operativo?

Pagando costantemente i fornitori (in tempi brevi) e facendosi pagare costantemente e in tempi brevi dai propri clienti. La nuova regola dev’essere “subito è meglio!”.

Sento già il coro di voci (per non dire urla!) … “Impossibile!!”, a cui rispondo: “Ci avete provato?” Provato seriamente, intendo, studiando e mettendo per iscritto accordi economici e piani di pagamento con tutti i vostri clienti e fornitori, in modo costante e sistematico?

Per avere un’impresa sana occorre presidiare le grandezze finanziarie, ci ricordano Fogliata  e Giorni, e generare flussi di cassa positivi. Sono questi ultimi, infatti, quelli che permettono la sopravvivenza e la crescita dell’impresa.